giovedì 14 febbraio 2013

Cassazione e limiti reddituali: cosa c’è di vero?


Negli ultimi giorni alcune testate giornalistiche hanno informato che presso la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione è pendente l’ennesima causa fra INPS e un cittadino riguardo alla questione del calcolo dei limiti reddituali da considerare ai fini della corresponsione della pensione e dell’assegno di invalidità civile.

Alcuni di questi articoli (in particolare di Repubblica e Italia Oggi) contengono affermazioni scorrette e distorte. Ma per capirlo ricostruiamo la vicenda.

Nella Circolare INPS n. 149/2012 era previsto un grave elemento di novità che riguardava i soli invalidi civili al 100% titolari di pensione di invalidità. Fino ad oggi il limite reddituale considerato è quello relativo ai redditi strettamente personali. Dal 2013 sarebbe stato considerato anche quello del coniuge.
Questa decisione amministrativa di INPS non si basava su alcun dettato normativo, ma su una Sentenza della Corte di Cassazione, nemmeno pronunciata a sezioni unite, del 2011 ( Sezione Lavoro 25 febbraio 2011, n. 4677). Peraltro esistono altre sentenze della stessa Corte di Cassazione di segno opporto.
La conseguenza immediata della Circolare sarebbe stata che gli invalidi totali titolari, assieme al coniuge di un reddito lordo annuo superiore a 16.127,30 euro, avrebbero perso il diritto alla pensione (275,87 euro al mese). Tuttavia, dopo serrate proteste, con il Messaggio della Direzione Generale INPS n. 717 del 14 gennaio 2013, INPS ha sospeso l'applicazione di tale disposizione.
Contemporaneamente è stato aperto un confronto fra INPS e Ministero del lavoro per chiarire la questione. Nel frattempo i limiti reddituali continuano ad essere quelli di sempre (individuali) 
Per inciso FISH ha chiesto ai candidati alle politiche e al prossimo Governo, di sanare la questione in modo definitivo approvando una norma di interpretazione autentica.

Cosa c’è di scorretto negli articoli in circolazione?

1. Sul caso in esame presso la Corte di Cassazione non esiste ancora nessuna sentenza. Il giorno 13 febbraio non era giorno di emissione della sentenza, ma di esposizione del parere del procuratore generale della Corte di Cassazione; questi (come era ovvio che fosse) ha chiesto di confermare i pronunciamenti più recenti della Corte. Ma la sentenza non si avrà prima di un mese.
2. Qualunque sia la sentenza essa si applica solo al caso specifico; ha un peso giurisprudenziale, fra l’altro, ancora parziale non essendo pronunciata a sezioni unite. Una sentenza di Cassazione non è “legge”. Il giorno dopo non cambierà assolutamente nulla per le gli invalidi, se non intervengono altri atti specifici amministrativi (impugnabili) o normativi (altrettanto impugnabili).
3. Per modificare i criteri di calcolo del reddito sarebbe necessario un intervento normativo; non sarebbe sufficiente nemmeno un atto amministrativo come la recente Circolare INPS;

L’attenzione, quindi, non è alla Corte di Cassazione nè alla prossima sentenza, quanto piuttosto alle interlocuzioni in corso al Ministero e all’attività legislativa del prossimo Parlamento.
La presente nota, frenando le reazioni allarmate innescate da due articoli piuttosto approssimativi, è comunque ben lungi dal minimizzare i rischi per le persone con disabilità che tuttavia non risiedono immediatamente nella prossima Sentenza quanto piuttosto nelle decisioni politiche future.

Articolo di Carlo Giacobini
Direttore responsabile di HandyLex.org