mercoledì 2 gennaio 2013

Cure, sciopero della fame contro i tagli


Ernesto Basso, presidente dell’associazione “Amici dei disabili”
Ernesto Basso, Presidente Ass.ne "Amici dei Disabili" ONLUS

E' dal 31 dicembre mattina, data in cui siamo venuti a conoscenza dell'allucinante circolare INPS n° 149 del 28 dicembre 2012 (reddito familiare per la pensione di inabilità civile), che è iniziato un'estenuante tam tam - sia telefonico che a mezzo e-mail - con alcuni rappresentanti delle Associazioni nazionali dei disabili per concordare un piano d'azione comune.


In particolare, ci sono stati contatti con Carlo Giacobini (direttore della testata Handylex), Nadia D'Arco (referente per l'Emilia Romagna del Comitato Prepensionamento per i Familiari di Disabili Gravi e Gravissimi) e Michele Lastilla (coordinatore movimento disabili rinnovamento democratico) che mi hanno rassicurato sul fatto che sono già state intraprese le relative azioni legali e mediatiche.

Proprio adesso, inoltre, ho concluso una telefonata con Ernesto Basso, presidente dell'Associazione ventimigliese "Amici dei disabili" cui è dedicato l'articolo che segue: allo stesso, persona eccezionale, e di grandissima tempra, va il mio più grande incoraggiamento ed in bocca al lupo per la durissima "battaglia" personale intrapresa.


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Ventimiglia - Per festeggiare Capodanno, una promessa solenne: «Inizio lo sciopero della fame e delle cure mediche per ristabilire il diritto degli invalidi ad un’esistenza decorosa».

Promotore dell’iniziativa a sostegno dei disabili, ancora una volta, è Ernesto Basso, presidente dell’associazione ventimigliese “Amici dei disabili”, ormai una bandiera tra i portatori di handicap. Il quale, da ieri l’altro sera, con il cin cin di San Silvestro non si è limitato a formulare buoni propositi, ma ha deciso di attuare una protesta drastica: sciopero della fame e delle cure mediche, contro la decisione del governo di tagliare le pensioni agli invalidi civili.

La doccia fredda, è arrivata, in sordina, con la circolare 149 del 28 dicembre 2012. La quale informa che avranno diritto alla pensione d’invalidità civile solo gli invalidi che hanno un reddito familiare lordo inferiore ai 16 mila euro. Vengono dunque tagliati fuori tutti coloro il cui coniuge lavora, indipendentemente dal numero di figli. «E’ una cosa gravissima. A questo punto che siano onesti al cento per cento e dicano chiaramente che dobbiamo uscire dalla società. O meglio ancora scomparire del tutto…», dice con amarezza Basso, che da 4 anni ha scoperto di essere affetto da Sclerosi multipla e ha passato momenti difficilissimi.

«Ero un uomo attivo e che stava benissimo. Da un giorno all’altro, dopo qualche sintomo che è passato inosservato, mi sono trovato con una gamba bloccata, costretto su una sedia a rotelle. Con questa decisione del governo Monti noi invalidi civili al 100 %, perdiamo la misera pensione d’invalidità civile di 275,87. In base alla nuova normativa, infatti, non viene più considerato il reddito del titolare ma anche quello del coniuge che non deve superare 16.127,30 annuo lordo, in pratica poco più di 1000 euro al mese, senza contare eventuali figli a carico. A me resta solo l’accompagnamento, poco più di 400 euro».

Un’ingiustizia che non ha bisogno di grandi sottolineature. E che, oltre a colpire pesantemente il reddito delle famiglie, mina anche la dignità: «Ognuno di noi ha diritto a contribuireal bilancio famigliare. Ed è assurdo che in un momento sicuramente di crisi, alla fine a pagare siano sempre e soprattutto i più deboli». Basso lancia una protesta che vuole essere un manifesto contro la discriminazione. E invita gli altri disabili a seguirlo: «Dobbiamo farci sentire, quello che è accaduto è intollerabile».