venerdì 20 dicembre 2013

Perchè il buco dell'Inps sta per sparire? Un provvedimento del governo cancella il rosso dell'Istituto della Previdenza. Ecco come.


Sorpresa, il buco dell'Inps fra poco non ci sarà più. A cancellarlo è un emendamento del governo alla Legge di Stabilità , che risistema i conti dell'istituto nazionale della previdenza. 
In che modo? Semplicemente eliminando un artificio contabile che è stato adottato negli anni scorsi e che, di recente, ha creato non poche preoccupazioni sul futuro del sistema previdenziale italiano.


La storia è un po' lunga e, per capirla, bisogna compiere innanzitutto qualche passo indietro. 
Lo scorso anno, per chi non lo sapesse ancora, l'Inps ha accorpato l'Inpdap , cioè l'ente previdenziale degli impiegati pubblici. 
Quest'ultimo ha portato in dote nel bilancio del nuovo controllante un mega-passivo di circa 6 miliardi di euro, che ha fatto molto discutere negli ultimi mesi. 
E così, se prima i conti dell'Inps sembravano assolutamente in ordine, ora somigliano invece a un colabrodo.

In realtà, il buco nei conti dell'Inpdap (poi scaricato sul nuovo super-Inps guidato da Antonio Mastrapasqua) è dovuto a un'operazione di maquillage contabile, effettuata negli anni scorsi dal secondo governo Prodi. 
Fino al 1994, infatti, l'Inpdap non esisteva neppure e molti ex-impiegati pubblici a riposo ricevevano la pensione dagli stessi enti per i quali avevano lavorato in precedenza. 
Poi, per gli statali, è stato creato un ente previdenziale di categoria che ha fatto quello che fa ogni istituto pensionistico: raccoglieva i contributi dai datori di lavoro (cioè dagli enti pubblici) e pagava le rendite a chi si è era già messo a riposo.

Purtroppo, però, all'Inpdap è toccato anche il compito di pagare le pensioni già in essere, cioè quelle maturate negli anni precedenti (che prima venivano versate da altri enti). 
Per farlo, l'istituto di previdenza riceveva dei trasferimenti (per una cifra totale di circa 8 miliardi di euro all'anno) dagli organismi pubblici per i quali i pensionati avevano lavorato durante la carriera. 
Si trattava, insomma, di una semplice partita di giro tra diversi enti statali, che non creava di per sé alcun problema.


Come ha ricordato più volte Giuliano Cazzola, ex-sindaco dell'Inpdap e oggi esponente di Scelta Civica, il patatrac è iniziato nel 2007 quando il governo Prodi, per abbellire un po' il bilancio statale, ha classificato i versamenti dagli enti pubblici all'Inpdap come anticipi di tesoreria. 
In altre parole, quello che prima appariva come un trasferimento di denaro dovuto per legge (cioè come un credito) da un certo punto in poi è stato classificato nel bilancio dell'Inpdap come un debito. 
Da ente creditore dello stato centrale, insomma, l'istituto di previdenza è diventato ente debitore, con un bilancio squilibrato e in profondo rosso. 
Come se non bastasse, a complicare le cose, si è aggiunto anche il blocco del turnover tra gli impiegati pubblici, che ha fatto crescere il numero dei pensionati, in rapporto a quello dei giovani statali ancora in attività che versano i contributi.

Risultato: in occasione dell'accorpamento con l'Inps, l'Inpdap si è presentato suo malgrado con un pessimo biglietto da visita, cioè con un bilancio in profondo rosso. 
Ora, questo passivo ereditato dall'Inps sta per sparire per volontà del governo, che vorrebbe riclassificare come crediti le voci che invece erano state trasformate in debiti. 
Resta da chiedersi come sia possibile che, nel bilancio dello stato, vengano adottati questi marchingegni, capaci di creare polveroni e di far crescere allarmismi, più o meno giustificati, sul futuro del nostro sistema previdenziale.

Fonte: Panorama.it